Scelta del Tema

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di Sergio Ragno

Mettiamo che un autore scelga come tema la conflittualità di una coppia. A questo punto lo scrittore sa già che deve costruire come minimo due personaggi e un avvenimento e la loro interazione. Questi due personaggi vanno a questo punto collocati in un percorso narrativo, un evento, che sia più aderente alla realtà possibile, un avvenimento quotidiano che ci porta a scoprire le loro personalità e la loro conflittualità. Ad esempio potremmo decidere di mettere questi due coniugi in un centro commerciale mentre vanno a fare la spesa. A questo punto si può procedere con la stesura dei punti.
Tema: conflittualità tra uomo e donna.

1)scegliere il punto di vista. (Il punto di vista di lei, quello di lui o quello straniante)
2)scegliere se raccontare in prima o terza persona (sempre meglio optare per la terza persone)

Tracciatura della mappa

a)arrivo al centro commerciale in macchina
b)i coniugi ci sono andati per comprare un tappeto
c)interazione con il personale del centro commerciale
d)la fila alla cassa
e)ritorno al parcheggio per riprendere la macchina.

Come si può notare il progetto base su argomenti piuttosto scontati. Il tema del conflittuale, la quotidianità di una coppia e la cosa che ci può sembrare più banale possibile è il fare la spesa.
Facendo ben attenzione a non scindere il tema di un racconto dalla storia perché il risultato potrebbe non dare un buon risultato. “Il significato dev’essere incorporato nella storia, calato nel concreto”
Il timore di ogni scrittore sta proprio quello di evitare a tutti i costi la banalità e spesso questo lo porta a scrivere di qualcosa troppo intimistico o a perseguire idee incomprensibili. Avere un progetto basato su cose semplici, facilmente riconoscibili è un vantaggio poiché il percorso che tracciamo per il nostro lettore è molto visibile, di facile individuazione. Quello che fa la differenza, quello che rende un progetto del genere non banale, è la narrazione. Un semplice avvenimento in narrativa deve trasformarsi in un evento eccezionale, irripetibile, un evento che vale la pena di raccontare.

“Erano già diversi giorni che andavo in giro con queste parole in testa: ‘stava passando l’aspirapolvere quando squillò il telefono.’ Sentivo che dietro quella frase c’era una storia che voleva essere raccontata.” R. Carver.

Andiamo ad analizzare i vari punti di questo semplice progetto:

Prima di tutto bisogna caratterizzare bene i personaggi evidenziando in modo particolare i loro difetti e i loro vezzi. La descrizione fisica aiuta spesso a delineare la psicologia del personaggio, ma più di tutto quello su cui occorre lavorare è tutto il pacchetto comunicativo del personaggio, cioè non solo l’aspetto strettamente linguistico (in realtà potremmo decidere di non farli mai parlare o farli parlare poco), ma soprattutto tutto quello che in comunicazione viene annoverato come paralinguistico: gesti, atteggiamenti, mimica facciale eccetera.

Una volta terminata questa operazione seguiamo la mappa.

A) L’arrivo al centro commerciale: i due coniugi sono in macchina. Cosa può succedere in un tragitto cittadino che rende il nostro avvenimento un evento da raccontare? Un incidente, la vista di un incidente, il traffico, un automobilista che fa una pazzia, il lavavetri al semaforo, la difficoltà di trovare un posto per la macchina. Tra l’altro si potrebbe sfruttare questo breve tragitto per presentare al lettore i due personaggi con un dialogo tra loro, magari mettendo in evidenza il conflitto che c’è tra loro, tutto questo mentre fuori dall’abitacolo s’inscena la banale vita quotidiana.

B) La scelta del tappeto: la cosa più scontata è che il personaggio femminile ha già deciso cosa comprare mentre il personaggio maschile asseconda le scelte della moglie pur non essendo d’accordo (cliché). Potrebbe essere interessante in questo caso analizzare il pensiero di lui per consolidare il nostro tema, la conflittualità. Tuttavia si potrebbe decidere di procedere invertendo i ruoli. Cioè lui è quello che decide come arredare la casa e lei che subisce la sua influenza.

D) Interazione con altri personaggi: in questo caso entrano in gioco altri personaggi. Ad esempio la commessa o del commesso che li aiuta a scegliere(ogni nuovo personaggio introdotto dev’essere sempre visibile). Può essere un altro elemento che utile per evidenziare la conflittualità dei due coniugi. I due, alle domande della commessa o del commesso potrebbero dare risposte contrapposte tra loro. Magari si potrebbe inscenare una serie di ammiccamenti tra il personaggio commesso e uno dei due coniugi.

E)La noiosa lunga fila alla cassa ci può essere utile per inserire un altro dialogo tra i due personaggi. In questo caso non è solo utile per sottolineare ancora una volta il conflitto che c’è tra loro ma ci occorre anche per inserire un elemento importante della narrazione cioè il climax (l’esclation degli eventi). Il conflitto, che fino a questo punto è stato solo sottinteso viene fuori, esplode o sta per esplodere

F)Di nuovo al parcheggio: il cliché più classico di una scena del genere è che lui non riesce più a ritrovare la macchina e lei che gli sta nelle orecchie a punzecchiarlo con i te l’avevo detto. Credo che molti di noi si siano trovati in una situazione del genere o direttamente o indirettamente. Sarebbe dunque un ottimo espediente utilizzare questo cliché per innalzare l’asprezza del conflitto e di conseguenza la curva del nostro climax. Nella parte finale però è sempre suggeribile inserire gli elementi di anticlimax. Cioè il parossismo che si è creato deve sfumare. Il finale nelle narrativa di qualità è spesso in dissolvenza e l’anticlimax è assolutamente necessario per ottenere questo effetto.

I punti tracciati qui di sopra serviranno comunque da mappa. Non rappresentano il racconto, l’opera narrativa in sé. Potremmo definirli una sinossi, ma niente di più. L’opera narrativa di qualità dipende dagli elementi inusuali e originale che lo scrittore riesce a inserire all’interno di ognuno di questi punti. La cosa che distingue una narrazione di qualità da una banale sta proprio nell’uso delle particolarità. Le particolarità sono quelle che permettono a un progetto simile, scontato, di vita quotidiana, di diventare un buon racconto. ecco la particolarità è di sicuro il frutto della creatività dell’autore.

Analizzando, a titolo d’esempio, il punto E) mi viene in mente una scena del film di Quentin Tarantino Jackie Brown.

Jackie Brown è una hostess di una linea aerea che per arrotondare fa da corriere per un trafficante di denaro sporco. La donna organizza una delle sue consegne in un centro commerciale. Il trafficante, che sa di essere seguito dall’FBI, non può esporsi e quindi invia il suo socio fidato (Robert De Niro) a prelevare i soldi. Il piano però prevede che la hostess lasci in un camerino di una boutique femminile una borsa contenente i soldi. Il malvivente è dunque costretto a mandare la sua ragazza, della quale non si fida, insieme al suo socio per poter effettuare il prelievo. I due, dopo una serie di gag in stile Tarantino, che tra l’altro sottolineano una crescita della conflittualità tra la strana coppia (climax) riescono in modo rocambolesco nell’operazione. Eludendo il pedinamento di alcuni agente dell’FBI, raggiungono il parcheggio e lì prende corpo la classica scena quotidiana della ricerca della macchina. Lui non riesce a trovarla perché, come accade generalmente, l’uomo non prende mai il numero del posto del parcheggio. La ragazza nel frattempo fa quello che ogni donna fa in questo caso. Punzecchia l’uomo con sfottò irritanti e i te l’avevo detto.

La cosa eccezionale di questa scena è come Tarantino riesce a far sentire partecipe lo spettatore a questo climax (specie lo spettatore maschile) facendolo immedesimare nel crescente nervosismo dell’uomo proprio perché usa un cliché molto scontato. Osservando questa scena allo spettatore torna in mente quello che lui proverebbe in una situazione del genere: si sente irritato dalla vocina stridula della donna e quello che pensa in quel momento è quello che pensa tutte le volte che si è trovato in una situazione simile, cioè che ammazzerebbe volentieri la sua partner. Ecco una persona normale, nella vita reale, potrebbe avere questo pensiero che però non si trasforma in azione. Nel caso del film di Tarantino però ci troviamo un personaggio irritato come un marito dalla moglie che è un malvivente ed è armato. A un certo punto, superato il limite della pazienza il personaggio prende la pistola e uccide la ragazza. Questo è l’elemento che contraddistingue lo stile narrativo di Tarantino ma è anche un elemento di empatia con lo spettatore.

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Intervista a Valeria Campana

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Come ti sei avvicinata alla narrativa?

Immaginare storie è il “gioco” che amo di più, fin da quando ero una bambina. Adoro leggere e con il tempo ho imparato a riconoscere quel richiamo della fantasia che ti presenta un personaggio, una storia, come se esistesse davvero, come se fosse esistito da sempre. E ho iniziato a metterlo nero su bianco.

E come si diventa scrittori?

Quando lo scopro ve lo dico sicuro, eh! Scherzi a parte, secondo me si diventa scrittori quando le storie che hai dentro non le vuoi, e non le puoi, più tenere per te. E’ un bel dono, che secondo me ha poco a che fare con il sapere scrivere. Quello viene con lo studio, con l’esercizio (e partecipando alle iniziative di INC!)

Quali sono gli autori che più hanno influenza su di te?

Me ne vengono in mente due su tutti. Il primo è italiano e si chiama Marco Missiroli. L’ho scoperto per caso ed è stato colpo di fulmine. Se “fossi scrittore” vorrei essere lui!. Il secondo è americano e si chiama Bernard Malamud. Pensate che, durante la serata di presentazione della nostra prima antologia, è stato fatto un parallelo tra il mio racconto, L’Istituto, contenuto appunto nell’antologia, e lo stile di Malamud. Stavo per cadere dalla sedia dall’emozione!

In cosa ti è stato utile il corso di scrittura? Lo consiglieresti?

Assolutamente lo consiglierei. Prima di frequentare il corso di scrittura di Fondazione per Leggere con Sergio Ragno, avevo il cassetto pieno di carta straccia e la mente piena di idee confuse. Dopo poche settimane di corso stringevo in mano il mio primo vero racconto! E’ stata un’emozione indescrivibile.

Hai altri progetti nel cassetto?

Nel mio cassetto (ma più che altro nella mia mente) c’è tutto, ma proprio tutto, un romanzo. Intero. Dall’inizio alla fine. Se solo trovassi giusto quei cinque minuti per iniziare a scriverlo…

 

 

L’invisibile, Paul Auster

Invisibile Paul Auster

A cura di Sergio Ragno

Nel 1967, Adam Walker ha vent’anni e studia a New York; la sua unica aspirazione è diventare poeta. Durante una festa, conosce l’enigmatico e inquietante professore parigino Rudolf Born e la sua seducente fidanzata, Margot. Tra loro si instaura immediatamente un legame fatto di sottintesi, di cose dette e non dette: Rudolf sembra aver preso in simpatia il giovane e gli offre di ideare e curare una rivista letteraria che intende finanziare. Adam, dal canto suo, prova una forte attrazione per Margot con la quale, quando Born torna temporaneamente in Europa, si abbandona a cinque giorni di sesso. Scoperto il tradimento, Rudolf caccia Margot. Non mostra tuttavia risentimento nei confronti di Adam che, pur sconcertato da questa ambiguità, continua a frequentarlo: sino a quando, una sera, non assiste alla criminale esplosione della sua aggressività. Tormentato dai sensi di colpa per non avere tempestivamente avvisato la polizia e consapevole di aver vissuto un’esperienza che lo segnerà per sempre, trascorre l’estate in città con la sorella Gwyn: complici le loro solitudini e i loro lutti, i due riallacciano le fila di un legame profondo che li unisce sin dall’infanzia.
È interessante la scelta stilistica scelta da Auster per questo romanzo. La storia è scritta da Adam, ma lo stesso Adam, ormai quasi consumato dalla leucemia, spedisce il primo capitolo all’ex compagno di università Jim. Adam si racconta, divorato dai sensi di colpa, dal non essere stato capace di assicurare alla giustizia uno come Born. Il secondo capitolo che Jim ritroverà in casa di Adam dopo la sua morte è frammentario e scritto in modo approssimativo. Manca però la conclusione e sarà lo stesso Jim, seguendo le tracce sparse da Adam a scrivere la fine della storia. Un mirabile gioco di metanarrativa intessuto in un’interessante intreccio, un magistrale esempio di letteratura postmoderna.

Inc presenta la sua prima antologia in una serata ricca di letteratura

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Ci siamo, ormai è tutto pronto, domani sera alle 20:45 presso la Sala Consiliare di Abbiategrasso, gli undici soci fondatori di INC presenteranno la loro prima antologia: “D’un tratto un miscuglio di voci intonò una melodia”.

La serata si prospetta ricca di letteratura. Oltre a incontrare gli autori che hanno dato vita a questo primo lavoro dell’associazione e ascoltare dei brani tratti dai loro racconti, la grande protagonista sarà la letteratura. Quella di grandi autori come Bernard Malamud, Flannery O’Connor e quella un po’ meno conosciuta di Lydia Davis e Ring Lardner. Verranno letti degli estratti dei loro scritti e si racconterà del loro modo di scrivere, tutto sarà fatto con l’unicità di INC.

Durate la setata potrai conoscere le prime iniziative che INC sta organizzando: reading, lezioni di scrittura creativa, concorsi letterari, pubblicazione di nuove opere letterarie, sono solo alcune delle attività che abbiamo già in programma, perché questa nuova realtà diventi un “luogo” d’incontro aperto a tutti.

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Intervista a Elvira Gori protagonista di “Petrov”

di Valeria Pedretti

Ricordate Elvira? Dai, l’adolescente timida e impacciata che suonava il pianoforte di nome Petrov. Ecco. Dopo innumerevoli tentativi, l’ho convinta a concedermi questa intervista. Ho atteso per ben tre ore fuori dal Conservatorio, ma alla fine ci sono riuscita. Non mi sembra vero. Siamo andate al Blue Cafè per una cioccolata e sono emerse cose davvero interessanti.

Intanto grazie per aver accettato di incontrarmi, Elvira. La mia prima domanda è questa, è un po’ frivola: come vivi la tua popolarità dopo il successo di ‘Petrov’, racconto di cui sei la protagonista?

A dire il vero non mi so-sono ancora abituata. Non avrei mai pensato che, da un giorno all’altro, qualcuno mi riconoscesse pe-per strada e mi facesse tanti complimenti; ma mi fa un enorme piacere, certamente.

Vedo che continui a frequentare il Conservatorio …

Sì, il pi-pianoforte è una parte di me. Mi sono presa una pausa di qualche mese, ma ho capito di non potercela fare senza. È proprio una necessità per me.

Pensi che il comportamento delle persone nei tuoi confronti sia cambiato molto dopo ‘Petrov’?

Eccetto il fatto che la gente ti riconosca e ti fermi per strada, intendo.

Abbastanza. Pe-per esempio in Conservatorio le persone sono molto più disponibili e amichevoli.  Rispetto a prima ho molti nuovi amici, sono contenta.

Hai mai più visto Petrov dopo la tua fuga da casa?

No, è ancora a casa di mio pa-padre, a Villa Gori. Dopo la mia pa-partenza sono stata parecchio impegnata; ma lo manderò a prendere il prima possibile. Di sicuro ce l’avrà a morte con me, povero piccolo.

Anche Rjoco?

Ce-certo anche lui. Staremo di nuovo tutti insieme.

E con tuo padre come vanno le cose?

Do-dopo la mia fuga è andato su tutte le furie. Per molti mesi ha cercato di convincermi a tornare a casa, ma mi so-sono sempre opposta. Così dopo un po’ ha lasciato perdere.

Una domanda che mi fanno in molti è questa: dopo essere scappata di casa, dove sei andata?

Preferirei non parlarne.

L’ultima domanda, so che hai da fare. Pensi di rispecchiarti nel modo in cui ti ho descritta nel racconto?

Oh, s-sì, hai davvero fatto un buon lavoro. In alcuni pu-punti, però, sei stata fin troppo oggettiva (ride, ndr.). Comunque co-complimenti e grazie per aver scelto di raccontare la mia storia. Buon lavoro a te e ai soci di INC!

Recensione “D’un tratto un miscuglio di voci intonò una melodia”

di Marco Ferrario

C’è un po’ di tutto in questa singolare antologia. Undici racconti di altrettanti scrittori profondamente diversi tra loro ma accomunati dalla cura nella descrizione dei personaggi, con i loro sentimenti e sfumature caratteriali. Si passa dalla struggente tristezza della ragazza adolescente al disincanto del soldato stanco della guerra, dall’attaccamento alle tradizioni di un padre a fronte del desiderio di libertà e emancipazione della figlia. Oggetti inanimati come pianoforti e sedie sembrano trascendere la loro condizione materiale fino a sostituire un inesistente amore genitoriale o rappresentare la metafora della vita stessa; un asino diviene suo malgrado un elemento di svolta nella vita di un uomo. Quasi si sente l’odore del cibo che il padre siciliano offre al figlio per tenerlo legato alla sua terra. Un viaggio, quindi, attraverso una costellazione di sentimenti potenti, a volte ancestrali, sempre descritti con realismo ma anche con delicatezza.

da Il Giornale di Corbetta del 04/10/2017

Intervista a Greta, la protagonista di “La cena”

di Simona Gervasoni

Avere gli stessi interessi in una coppia molto spesso è fondamentale, come lo è avere la stessa visione del mondo soprattutto per le scelte etiche che molto spesso la società di oggi ci pone. Lo sa bene Greta, che dopo esser stata protagonista di uno dei racconti dell’antologia “D’un tratto un miscuglio di voci intonò una melodia”, è subito diventata una star social in particolar modo su Instagram. La incontro per pranzo presso Universo Vegano a Milano. Ci sediamo e subito le chiedo come mai ha deciso di incontrarci proprio qui.

《Mi ci ha portato il mio ragazzo, Davide, e alla fine credo che sia carino.》

Ma è buono il cibo?

《Sì, ogni pietanza è cruelty free.》

Intendo se i piatti sono appetitosi, magari come un bel fuso di pollo al curry?

《Non saprei, è da tanto che non mangio carne. E poi, a dir la verità, non è che mi sia mai piaciuta. Ho sempre sentito un sapore strano in bocca, fin da bambina sentivo la sofferenza di quelle povere creature uccise per sfamare questa società sconclusionata.》

E la foto di un piatto di pollo al curry, che hai pubblicato l’altro giorno sul tuo profilo Instagram, come ce la spieghi?

《Non l’ho mica mangiato! L’ho postata perché quel tipo di foto riscuote tanti consensi sui social. Mai sentito l’hashtag foodporn? E poi Davide non è mai stato contrario alle foto.》

È favorevole ai social?

《Non proprio. Dice che facebook è la peste dei nostri tempi. Non ci avevo pensato, forse dovrei chiudere il mio account.》

Non fai mai niente che possa andare contro a quello in cui lui crede?

《No, mai.》

Nemmeno mangiare una coscia di pollo?

《No.》

Nel dirlo si gira dall’altra parte e fa correre gli occhi sulla parete alla mia sinistra. Sul web si sostiene che alla fine Greta abbia ceduto e abbia commesso un peccato di gola assaggiando il pollo.

Questo lo può dire solo chi ha letto “La cena”.

Prima di fare l’intervista avrei dovuto leggerlo pure io. Vado subito a rimediare, e voi che aspettate? 

INC sfida le regole del mercato del libro e promette di vincere il confronto.

di Simona Gervasoni

Gli undici autori che si celano dietro alle pagine dell’antologia «D’un tratto un miscuglio di voci intonò una melodia», non temono nessuno. Nemmeno i grandi editori che dettano le regole di ciò che può essere pubblicato, e ciò che non può essere nemmeno stampato sui bigliettini all’interno dei famosi cioccolatini. Non hanno paura nemmeno degli algoritmi dei grandi esperti di marketing, che affermano la poca appetibilità del pubblico per le raccolte di racconti.

Quelli di INC in nome della narrativa sfidano tutti e tutto, e il 7 ottobre (ore 20.45 presso la Sala Consiliare in Piazza Castello ad Abbiategrasso), presenteranno l’antologia che si ripromette essere già un grande best seller internazionale e il nuovo fenomeno letterario paragonabile a quello di Elena Ferrante. Gli undici di INC però non si sono nascosti dietro a uno pseudonimo, ma ci hanno messo la faccia e il cuore per stampare il loro lavoro.

In questo libro si uniscono gradi firme di spicco come quella di Marco Ferrario che con Il sentiero dell’asino ci mette di fronte a un destino incazzoso, oppure in La cena Simona Gervasoni ci descrive l’incontenibile fame di affermazione della sua protagonista, e Valeria Pedretti (la più giovane tra gli autori) con il suo Petrov ci cattura in un incantevole racconto fatto di musica e atmosfere cupe.

La lista di aggettivi incredibili per «D’un tratto un miscuglio di voci intonò una melodia» è talmente lunga che è impossibile riportarla, l’unico modo per capire è leggerla. Vi assicuro che rimarrete incatenati alle pagine.

Da il Corriere del Naviglio del 02/10/2017

Raccontare storie seguendo un percorso preciso.

di Sergio Ragno

L’importanza di progettare il lavoro prima ancora di iniziare a scrivere permette a uno scrittore di organizzare meglio possibile le proprie idee rendendole intelligibili al lettore. Il progetto deve essere dunque visto come un percorso, un tragitto, una strada tracciata dove condurre il lettore. Non a caso molti testi di scrittura creativa parlano di Mappa, quando ci si riferisce a un progetto narrativo.

Per meglio capire l’utilità di una mappa vi invito a riflettere su alcune famose opere narrative di movimento: le avventure di Huck Finn, il ragazzo che risale il Mississippi in compagnia di uno schiavo fuggiasco; Moby Dick o la balena di Melville con il capitano Achab che con la sua Pequod cerca di catturare un’enorme balena; oppure il più classico del Road tales e cioè On The road, di Kerouac.

La maggior parte delle narrazioni di movimento poggiano la loro forza narrativa proprio sulla loro mappa geografica, cioè una via precisa, inopinabile, i cui codici sono facilmente rintracciabili e decodificabili. La decodifica immediata rende la lettura di un testo letterario particolarmente fruibile. Se il lettore ha la possibilità di verificare la veridicità dei codici non faticherà a fidarsi dell’autore.

Le opere di movimento (road tales) sono dunque le opere che più di tutte riscuotono un consenso universale. Attraversano generazioni, sacche sociali eterogenee e ambienti culturali di vari livelli. Hanno l’elemento della mappa tracciata che agevola la loro comprensibilità perché il lettore viene spinto in avanti nella narrazione seguendo un percorso in certi casi visibile. L’esempio più eclatante a supporto di questa tesi sul facile rapporto lettore-mappa geografica è dato da due opere di Omero: l’Iliade e l’Odissea. Il successo dell’Odissea nei confronti dell’Iliade è palese. Se si pensa alle tante citazioni di quest’opera in testi letterari (Ulisse di Joyce) cinematografiche (Brother, where are thou? dei Cohen) la questione diventa parecchio evidente. Questo non significa che l’Iliade sia un’opera inferiore dal punto di vista letterario rispetto all’Odissea, ma che quest’ultima riscuote un maggior successo perché i suoi codici, i suoi riferimenti geografici, sono ancora oggi decodificabili e rintracciabili. L’opera di fantasia, la rappresentazione di una realtà alternativa si basa su un qualcosa di tangibile, riconoscibile e inopinabile. Significa che la mappa dell’Odissea è ben visibile.

La letteratura è sempre azione, movimento. E questo movimento esiste anche nel caso di quelle opere diciamo più stanziali. Quando leggiamo un’opera la cosa che ci spinge ad arrivare fino alla fine è proprio la necessità che abbiamo, in quanto lettori, di andare avanti nella storia, cioè di proseguire sul percorso che lo scrittore ha tracciato per noi, solo che nel caso di opere che non sono in movimento il percorso è più ideologico: la mappa traccia un percorso intimistico.

Pensiamo al Robinson Crusoe di Daniel Defoe o anche a opere tipo Se questo è un uomo di Primo Levi Levi. Il loro viaggio, il loro movimento è fatto di azioni che portano il lettore a scoprire una mappa umana, perché anche in questi casi, i personaggi seguono comunque un percorso. È chiaro che in questo genere di opere il percorso è meno visibile e pertanto più difficile da decodificare.

Dal punto di vista strettamente tecnico il miglior modo per tracciare una mappa è quello di procedere per punti. Una volta stabilita qual è l’idea di massima, il tema (il soggetto per usare un termine squisitamente cinematografico), si può tracciare il percorso da seguire. In un esempio banale pensate a un viaggio. Il viaggio ha una meta precisa (l’idea) tutto quello che fa un viaggiatore per raggiungere questa meta (comprare il biglietto, salire su un mezzo di trasporto, etc.) sono le azioni necessarie che il viaggiatore deve effettuare per il raggiungimento del suo scopo, i punti tracciati della sua mappa. In letteratura più ricchi e numerosi sono i punti, più ricca e copiosa sarà la narrazione.

Una volta stabiliti i punti uno autore non deve fare altro che seguire il suo percorso, la mappa che ha tracciato. Questa della mappa, può sembrare all’apparenza una gabbia alla sua creatività. Ci sono scrittori che spesso parlano d’ispirazione e dichiarano di seguire un percorso in una sorta di trance. Questo è vero per molti scrittori di talento. Ci sono autori che non hanno la necessità di stabilire una mappa precedentemente, almeno all’apparenza, ottenendo comunque risultati eccellenti. Tra questi sicuramente spiccano Charles Bukowski e Richard Brautigan, che hanno il pregio di aver scritto opere narrative che si sono imposte alla ribalta della letteratura mondiale, ma che comunque hanno un rapporto con i lettori piuttosto complicato. Non è facile, per un lettore, seguire il percorso di un racconto tracciato da Bukowski, come non è facile riuscire a seguire la narrazione più astratta di Richard Brautigan. Non è facile, ma non impossibile. La domanda in questo caso sarebbe: come mai questi scrittori che sfornano opere seguendo il loro istinto riescono comunque a farsi seguire? In realtà questi autori non fanno altro che seguire un percorso intimistico e per farlo usano punti di riferimento della loro vita quotidiana, riferimenti facilmente riconoscibili dal lettore. Flannery O’Connor a proposito del talento dice: “Un modo di vedere le cose originale e preciso e l’abilità di trovare il contesto giusto per esprimerlo sono un’altra cosa.”

La forza degli scrittori istintivi sta proprio nell’utilizzare dei punti fermi di vita quotidiana sui quali montano la loro fantasia, la loro inesauribile creatività. Se non si è Bukowski è comunque utile seguire una mappa precisa.

Seguire la mappa, come si è detto, vuol dire seguire un percorso che risulti riconoscibile al lettore. Tuttavia c’è da dire che spesso uno scrittore, anche una volta tracciato la propria mappa, tende a seguire un percorso diverso da quello che ha stabilito. In questo caso viene fuori la personalità dello scrittore, la capacità di riferirsi al proprio mondo, perché per dirla ancora con Flannery O’Connor “Ogni bravo scrittore ricrea il mondo secondo le proprie specificazioni” e deve riuscire a riportare quel mondo e metterlo a disposizione del lettore.

Si può dunque affermare che la mappa-progetto fatta per punti non rappresenta una costrizione per la creatività, ma piuttosto una briglia, cioè uno strumento importante per governare la creatività. Anzi i rigidi punti della mappa stimolano ancora di più la creatività specialmente se sono difficili da eseguire. Creano degli ostacoli da superare e il tentativo di superare queste difficoltà alimenta oltremodo la fantasia.

“I veri sperimentatori devono rendere tutto nuovo. […] ma devono anche voler rimanere in contatto con noi, devono portare a noi notizie del loro mondo”

Questo è, sostanzialmente, uno dei fattori su cui si fonda il laboratorio letterario. Tracciare un percorso è dunque utile per evitare che il nostro messaggio sia incomprensibile, dando alla nostra prosa qualcosa di concreto su cui il lettore può poggiare il proprio interesse: “la letteratura può essere ricavata da una rigorosa osservazione della vita reale”. Bisogna tenere ben presente che non si parla di realismo, ma attingere dalla realtà quotidiana è la base su cui costruire la nostra realtà alternativa. In conclusione possiamo dire che per realizzare un progetto narrativo valido, tracciarne un percorso, si deve quindi partire da una base concreta, qualcosa che si attinge dalla vita reale tenendo sempre in mente una massima di Mark Twain che dice: “La differenza che c’è tra realtà e finzione è che la finzione dev’essere credibile.”

Intervista a Augusto Magistroni

Come ti sei avvicinato alla scrittura?

Mi sono avvicinato al mondo della scrittura quasi per caso. Quale fruitore dei servizi offerti dalla biblioteca di Magenta, ero in attesa di ritirare un libro prenotato. Davanti a me un ragazzo chiese alla bibliotecaria se ci fosse un corso (tra quelli organizzati da Fondazione per Leggere) su come scrivere sceneggiature. Ricevette la notizia dell’esistenza di un corso di scrittura creativa presso la biblioteca di Magnago (MI). Per me fu un colpo di fulmine e così iniziai la mia avventura creativa con Sergio Ragno, docente di quel corso.

Cosa ti ha spinto a intraprendere questo percorso?

Ho sempre avuto l’esigenza di comunicare e l’ho fatto attraverso svariati metodi: dalle cartoline delle vacanze estive, il cui spazio era sempre insufficiente, alla pittura, dalla musica all’arte del Bonsai. La scrittura mi permette di coniugare le mie conoscenze ed esperienze di vita ai miei sogni e aspettative, con l’aiuto indispensabile della fantasia .

Quali sono i suoi progetti futuri?

Il vero obbiettivo della partecipazione quasi impulsiva al corso di scrittura creativa del 2015 era ed è tuttora quello di scrivere un libro. A mio avviso l’imparare a scrivere un racconto non è altro che il primo tassello, oltre che un buon allenamento, al quale uno scrittore non si può sottrarre.