Il romanzo di Inc: puntata n. 6

romanzo a puntate INC

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di Valeria Campana

Calmo, haju stari calmo, mi ripeto mentre corro verso il binario. Correre, con una gamba più corta dell’altra, non mi è mai venuto facile. Ma correre con una gamba più corta dell’altra e un sacco di mozzarelle caricato sulle spalle… minchia si jé difficili!

Sono così in ritardo che ho dovuto zittire mia moglie Cettina nel bel mezzo del solito rosario di raccomandazioni.

“Fai accura, Peppì, nun cùrriri rischi” mi ha ripetuto ancora questa mattina.

Vent’anni che consegno le mie “mozzarelle ripiene” agli onorevoli della capitale e ancora non si rassegna.

“Zìttiti e fai iri i mani” le ho detto, mentre le passavo il sacco da riempire. “Cà nuddu pò diri a Peppino U’ Lattaru comu si fa u suo travagghiu.”

Schivo la gente sulla banchina, ballo il valzer con qualche passante, sposto il sacco da una spalla all’altra, mentre lascio andare qualche minchia di troppo.

Corro, con il grembiule sporco che mi svolazza tra le gambe. Una donna strattona il figlio perché si muova. Lui inciampa, lei lo tira su per un braccio. Il bambino penzola all’aria come fosse di pezza e poi si mette a frignare.

“E piantala!” urla lei.

In confronto i miei minchia profumano l’aria.

Raggiungo il binario numero 11 e mi arrampico sugli scalini. Minchia quanto sono alti e minchia quanto pesano queste mozzarelle! Scrollo la gamba dei pantaloni che si è appiccicata alla coscia sudata, appoggio il sacco tra i piedi e piglio il biglietto dalla tasca. Seconda classe, carrozza 6. E io sono salito alla 4. Minchia!

Rimetto il biglietto nella tasca, mi butto il sacco sulla spalla e imbocco il corridoio. Le mozzarelle ondeggiano sulle teste dei passeggeri seduti. Inizia un concerto di “ahi!”, “che diamine!” e “faccia attenzione!”

Rispondo prima con qualche “mi scusi”, poi sventolando la mano. Alla fine della prima carrozza sono già passato ai minchia.

A fatica raggiungo il mio posto. Una signora con la puzza sutta u nasu mi squadra dal basso all’alto come fossi un cane randagio.

Le faccio roteare il sacco con le mozzarelle sopra alla testa lasciandolo cadere sul sedile vuoto difronte al suo. Mi dò un’altra scrollatina alla gamba dei pantaloni, ormai zuppi di sudore, asciugo le mani sul grembiule e raggiungo le mie mozzarelle. E a questo punto, nel sedermi, lascio andare finalmente la tensione e qualcosina di più.

“Mi scusassero” dico, mentre la signora, e il ciccione che le sta accanto, si portano all’unisono una mano sul naso.

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Il romanzo di Inc: puntata n. 5

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di Ivana Mostini 

“Cosa ci fai qui? Ti aspettavo per pranzo.”

“Non ho resistito. Mi fai entrare?”

“Volevo dirglielo stamattina ma Ermes come al solito era in ritardo. Quando torna gli dirò tutto. Questo peso mi soffoca.”

“Anche a me. Non sono andato con lui, gli ho detto che dovevo chiudere una pratica. Mi chiamerà più tardi. Lenna mi fai entrare o no’?”

“Sì, scusa. Vai in cucina, ho appena sfornato i muffin ai mirtilli. I tuoi preferiti.”

“Mmm che buoni. Dove sono i tovaglioli piccola?”

“Nella credenza, no…non quella dietro di te, lì sopra il frigo. Sì proprio buoni i miei muffin, son venuti bene! Quando le cose si fanno con amore…”

“Vieni qua, devo dirti una cosa all’orecchio.” Mi fece l’occhiolino e sbatté la mano sulle sue gambe.

“Devi dirmi un segreto Mamu?” Delicatamente mi sedetti su di lui.

“Ho una voglia pazza di te. Con questo vestitino a fiori sei ancora più sexy.”

“Bugiardo.” Mi scappò da ridere.

“Dove vai? Vieni qua gattina.”

“Vieni su…voglio provare l’ultimo completino intimo che ho preso in boutique.” Salii le scale lentamente.

“Se mi dici così impazzisco! Abbiamo tutto il giorno per noi?” Mi strinse i fianchi con le sue braccia poderose.

“Certo mio caro.”

“Wow! Vieni qua gattina!” Feci uno scatto e andai in cima alle scale. Lui dietro di me. Un segugio. Mi prese in braccio con vigore. Notai eccitata che la palestra stava dando i suoi frutti. Chiuse con un calcio la porta della camera da letto.

Il romanzo di Inc: puntata n. 4

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di Augusto Magistroni

“Sì Capitano, la signora Storti è appena salita sulla carrozza 6 della seconda classe. Va bene. A dopo.”

Chiusi la chiamata e seguii la donna sul Frecciarossa diretto a Roma. Era salita senza guardare in faccia nessuno, con il suo completo firmato, dalle scarpe agli occhialoni da sole. Cercava di farsi notare il meno possibile, ardua impresa vestita in quel modo.

Di fronte a lei il tavolino su cui aveva già appoggiato l’Iphone, con la carica inserita nella presa, un pacchetto di fazzoletti paralleli al cellulare, una scatola di caramelle balsamiche, quelle alle erbe che ti lasciano l’amaro in bocca. Ora guardava, ma senza soffermarsi, gli altri passeggeri che percorrevano la banchina alla ricerca del loro vagone.

Un gruppo di giovani capitanato da un parroco brizzolato superò la carrozza. Un ragazzo muscoloso con un grosso tatuaggio sull’ avambraccio e un’ ancora più evidente alone sotto le ascelle, si era appena seduto sulla prima poltrona disponibile, vicino all’uscita. Aveva con sé un grosso Labrador. La signora Storti li vide. Fece una smorfia e d’istinto si mise a frugare nella piccola borsa. Ne tirò fuori una boccetta di liquido trasparente. L’aprì e ne versò un po’ sul palmo. Cominciò a sfregare le mani come fossero sotto l’acqua corrente.

La carrozza si stava riempiendo di gente. Con un rapido movimento la donna girò il polso sinistro col palmo verso di sé. Il quadrante del suo Lauren le indicò l’ora: 8:37. Uno scatto improvviso alla volta del pacchetto di fazzoletti. La raffica di starnuti, almeno cinque, la misero alla prova. Potevo solo immaginare il rossore di quegli occhi, ben nascosti dietro le lenti scure. Nonostante potrebbe sembrare poco professionale, provavo una sorta di perfido sadico divertimento nel vedere la signora Storti Carola soffrire. Sia perché conoscevo i suoi trascorsi non certo degni di una nobildonna, sia per il modo meschino con cui il marito aveva fatto soldi.

Due giorni prima della partenza, l’avevo seguita fino all’entrata di un negozio importante di Milano. Poco dopo era uscita senza nemmeno un sacchettino.. Questo perché, a causa delle indagini, tutti i conti e le carte di credito le erano state bloccate. La lite furibonda tra lei e il marito era stata registrata come di solito avviene in questi casi. L’avevo riascoltata più volte la sera prima della partenza, un linguaggio paragonabile a quello portuale, con tutto il rispetto per la gente che vi lavora.

Mi ero seduto qualche sedile più indietro, in modo da non essere visto ma, al contempo, poterla tenere d’occhio. Quasi tutti i posti erano occupati. Pensava davvero di viaggiare senza nessuno tra i piedi? Lo sanno tutti che i posti col tavolino sono i più ambiti. Ecco difatti arrivare i ragazzi di prima col prete.

Con finto altruismo e un sorriso inamidato liberò il ripiano. Di nuovo uno sguardo all’orologio: le 8:43. Espirò a lungo con la bocca per scacciare l’ansia.
“Adesso sviene ” dissi. Non mi ero accorto di avere accanto a me un anziano sull’ottantina.
“Mi scusi?”
“Niente niente, pensavo ad alta voce.” Risposi tra il gran vociare dei passeggeri.
Mi scappò una risata a bocca chiusa nel vedere quel ragazzone sovrappeso sedersi accanto alla signora Storti. La vidi schiacciarsi al finestrino, senza possibilità di movimento. Una piccola condanna, pensai.

Il romanzo di Inc: puntata n. 3

romanzo a puntate INCLeggi la prima parte del romanzo Inc

Leggi la seconda parte del romanzo Inc 

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di Tiziana Bianco

Eccolo qui, il Signor Agrippino Romolo Antonacci, nell’abito buono delle occasioni importanti. Neanche dovesse andare a messa o in balera a incontrare una delle sue coetanee sdentate.
“Dottor Esposito,” mi sta dicendo, “so che adesso è in questo pasticcio con la giustizia, però quell’amico comune, Tullio, ecco…”. Si guarda intorno. Poi si sporge verso di me e continua a bassa voce: “Tullio mi ha assicurato che può aiutarmi lo stesso.”
Sorrido. Umana ingenuità. Quasi mi fanno pena, a volte. Vengono da me e mi raccontano queste storie di tesoretti, eredità, risparmi di una vita e blablabla.
E vorrebbero un consiglio, una rassicurazione, per una vita migliore. Ma dico, vi sembro forse un prete?
Anch’io vorrei una vita migliore. Per questo penso che, alla fine, il loro buon Dio li mandi da me. Deve aver capito, come io so già da tempo, che è bene unire l’utile al profitto. A loro insegna a essere meno sprovveduti, a me rende la vita migliore, appunto.
Esibisco il mio sorriso comprensivo e metto una mano sulla spalla ad Antonacci.
“Ma quale pasticcio? Non si preoccupi! È solo un’incomprensione. E poi, il giudice è un mio caro amico.”
Lui strizza un paio di volte gli occhi miopi “Ah, ecco. È che il giornale diceva…”
Che noia quando si fanno venire i dubbi. “Ma suvvia!” Gli dico. “Non vorrà dirmi che alla sua età crede ancora a quello che scrivono i giornalisti.”
Lui apre la bocca per dire qualcosa, ma si blocca.
Oh, finalmente il momento che aspettavo: lo stato di confusione, la ricerca di certezze. Metto l’altra mano sulla spalla libera di Antonacci e lo guardo negli occhi da babbeo. “Sa, io prendo il mio lavoro molto seriamente. Ho un mio motto: chi si rivolge a me non avrà più nulla per cui temere.” Lo guardo come fosse mio padre. “Signor Agrippino, stia tranquillo. Con questo investimento, sarà in una botte di ferro.”

Zeitoun, Dave Eggers

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A cura di Sergio Ragno

Quando l’uragano Kathrina si abbatté su New Orleans, Abdulrahman Zeitoun, un americano di origini siriane, benestante e padre di quattro figli, decise di sfidare la tempesta e di restare, per proteggere la propria casa e l’attività lavorativa di ristrutturazioni immobiliari. Nei giorni successivi si mise a girare per le strade allagate su una canoa di seconda mano, portando aiuti e viveri alle persone e agli animali bloccati nelle case dall’inondazione. Ma il 6 settembre 2005 Zeitoun sparì all’improvviso. La moglie, sfollata coi figli nel Texas, disperata cercò di avere sue notizie, nel timore che gli fosse successo qualcosa di molto brutto. Cosa successe ad Abdulrahman Zeitoun? In questa opera di non-fiction, per la quale ha condotto ricerche e lavorato per tre anni, Dave Eggers, sulle tracce delle radici siriane del protagonista, racconta il suo matrimonio con Kathy – un’americana convertitasi all’Islam la nascita dei figli, e soprattutto dipinge magistralmente l’atmosfera surreale (a New Orleans e negli Stati Uniti) che ha reso possibile quanto è accaduto a Zeitoun

Il romanzo di Inc: puntata n. 2

romanzo a puntate INC

leggi qui la puntata n. 1 del romanzo Inc

di Aurelia Mutti

Ecco l’ho fatto. Ho agganciato l’avvocato dello studio legale che dovrebbe difendere quel fetente che mi ha derubato dei miei risparmi.

“Signora Agnes, stia tranquilla, con questo investimento è in una botte di ferro!” mi aveva detto appoggiando la sua mano sulla mia, come se volesse proteggermi. A me adesso basterebbe che lui, di ferro, avesse le sbarre.
Avevo letto sul giornale che quel delinquente è “ai domiciliari” nella sua casa di lusso ai Parioli, a Roma. Certo, quelli come lui non conosceranno mai l’onta del carcere. Prova tu a rubare una scatoletta di tonno all’Esselunga, e poi vedi se non ti sbattono in galera!


Quando ho visto il nome dello studio legale candidato alla difesa, mi è balenata l’idea di impedirglielo, a qualsiasi costo. Lo so che non servirà a molto, ci sarà qualcun’altro che lo difenderà, quel gran bastardo. Ma sarà una mia personale rivincita sull’arroganza e sulla sicumera ostentata dal “consulente finanziario”.


Li ho spiati, ho pranzato nello stesso bar per ascoltare i loro discorsi. Mi sono sentita una specie di agente segreto in missione speciale, ma siccome sono una vecchia signora dall’aspetto comune, nessuno mi ha notata. Bene.


E così ho scoperto che questa mattina deve andare a Roma per incontrare il bastardo.
Mi sono alzata presto. Io adoro vedere l’alba, la luce che si allarga nel cielo e restituisce l’identità alle cose. È come una rinascita quotidiana.

Nel taxi che mi portava alla stazione cercavo di farmi in testa un piano per portare a termine la mia “missione” e non mi veniva proprio niente. Reciterò a soggetto.


L’avvocato Fogliazza è un bell’uomo, elegante, la toga deve stargli proprio bene. Ho sfoderato il mio più disarmante sorriso, sperando che il Kukident facesse il suo dovere e non mi mettesse in imbarazzo. Gli ho raccontato una storia di cataratte e adesso cammina davanti a me verso il binario dove ci aspetta il Frecciarossa, trascinando il mio trolley.


Quasi mi dispiace, è proprio un gentiluomo, lui.

Prima selezione online di racconti “Il viaggio” a cura di INC: come partecipare

presentazioneLaboratori.014*** Attenzione: nuova data di scadenza della selezione prorogata al 15/08/2019 alle ore 23.59.

Uno degli itinerari proposti da INC per il 2019 è dedicato alla scrittura di viaggio e vuole coinvolgere il pubblico del web attraverso una selezione online di racconti.

Con questo nuovo progetto vogliamo darvi l’opportunità di essere selezionati per far parte della prossima pubblicazione a cura di INC.

Come? Leggete il regolamento completo a questo link.

 

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Si apre da oggi la selezione online degli elaborati (racconti di qualsiasi genere letterario purché abbiano come tema il viaggio) che verranno raccolti a mezzo e-mail all’indirizzo inc.abbiategrasso@gmail.com. Le opere più meritevoli, a insindacabile giudizio della commissione di esaminatori, saranno scelte per essere pubblicate in un’antologia a cura di INC.

 

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Il termine ultimo per l’invio delle opere è il 31 maggio 2019 alle ore 23.59***.

Siete pronti a partire?

Allora, inviate il vostro racconto all’indirizzo e-mail: inc.abbiategrasso@gmail.com

 

 

 

Un romanzo a puntate: il nuovo progetto INC – puntata n. 1

romanzo a puntate INC

Noi di Inc amiamo le sfide, specie quelle di scrittura. Il nostro presidente, Sergio Ragno, ne ha lanciata una di fronte alla quale non potevamo davvero tirarci indietro: un romanzo a puntate, scritto a più mani, dove ognuno di noi raccoglie la storia iniziata da un altro socio, prosegue e passa la palla, anzi la penna, al socio successivo.

Impresa complicata? Così pareva. Ma anche stimolante e divertente.

Da oggi, a settimane alterne, condivideremo su questo blog e sulla pagina Facebook di Inc, un pezzo del nostro romanzo. State con noi, leggete, commentate e tenetevi pronti: fra qualche tempo ci sarà una sorpresa per uno di voi!

di Sergio Ragno

Ero in stazione centrale con la mano sulla maniglia del Trolley e la giacca appoggiata sulla spalla destra. Lo sguardo era in stallo sullo sfarfallio degli orari che cambiavano scatenati sul tabellone elettronico. Avevo perso il freccia rossa delle 7.45 per Roma Termini per pochi minuti e mi toccava restare sulla banchina per circa un’ora. Potrei dirvi che la colpa del mio ritardo fosse tutta di mia moglie Lenna, ma non è così. La sveglia sullo smartphone aveva fatto il suo dovere. Mi aveva svegliato alle 8.15 senza compassione. La valigia era pronta. Dovevo fare una doccia rapida e prendere il solito caffè – io al mattino bevo solo quello – e poi via in metropolitana, però cazzo… non riuscivo ad alzarmi. Mi rivoltavo tra le lenzuola come un otaria orsina sugli scogli della Georgia del Sud. Come dite? La primavera? Potrei dirvi che potrebbe essere ma non mi va di prendervi in giro. Io al mattino proprio faccio fatica ad alzarmi. Il mio socio Mamu dice che soffro di jet lag da ora legale e tendenzialmente gli darei ragione se non fosse per il fatto che la difficoltà ad alzarmi dal letto ce l’ho anche con l’ora solare.

Gesù! tergiverso come al solito e scommetto che voi vorreste sapere perché dovevo andare a Roma quella mattina. Era per lavoro. Io e Mamu stavamo valutando di prendere un caso spinoso di un finanziere che era agli arresti domiciliari nel suo appartamento ai Parioli. Naturalmente il nome del mio socio non è veramente Mamu, ma Maurizio. Maurizio Sturla, ma lo chiamo Mamu da… puff! un sacco di tempo. Lo chiamavano così alla facoltà di legge. Quelli della nostra cerchia, intendo, e quindi è rimasto Mamu.

Ad ogni modo ero in attesa di sapere a quale binario partisse il frecciarossa delle 8.45 per Roma, quando mi si avvicina una signora che doveva aver più o meno cent’anni.

“Mi scusi,” mi disse. “Considerando che anche lei deve prendere il rapido per Roma, le spiacerebbe darmi una mano con i bagagli?” Mi indicò una valigia alta quanto lei.

La guardai. La faccia piena di rughe e insieme ai bargigli raggrinziti del suo collo le davano l’aspetto di una tartaruga gigante di Aldabra. “Come fa a saper che devo andare a Roma?”

“Ce l’ha scritto in faccia.” Mi mostrò la parte superiore della sua dentiera giallognola, cosa che voleva essere una specie di sorriso, e aggiunse: “Ma anche sul biglietto che tiene in pugno. Vede? È uguale al mio.”

Mi girai il biglietto in mano e dissi: “Devo farle i complimenti, signora. Lei ha una vista eccezionale!”

“Ieri mi sono fatto fare le cataratte all’Humanitas.” Disse dandoci dentro di dentiera, “e così oggi per me il mondo è tronato a essere pieno di cose da vedere.” Sollevò senza fatica uno di quei suoi sopraccigli e storse la bocca grinzosa. “Allora, mi aiuta con i bagagli?”

“Ne sarei onorato, signora.”

“Mi chiami pure Agnes.

“Va bene, Agnes.”

“Invece lei? Come la devo chiamare?”

“Oh, scusi! Io sono l’avvocato Fogliazza.”

“E vuole che io la chiami avvocato per tutto il tempo?”

“No,” abbassai lo sguardo come un lupo di kenali buttato fuori dal suo branco e dissi: “Mi chiami pure Ermes.

“Ermes e Agnes.” Disse. “Certe volte la vita combina ermetiche simmetrie, non trova, Ermes?”

Annuii.

“Guardi!” disse indicando il tabellone. “Il rapido per Roma parte dal binario 11.”

Mi girai a guardare il tabellone, aveva ragione, il frecciarossa delle 8,45 partiva dal binario 11. Mi voltai e le sorrisi. “E allora, andiamo!” afferrai il maniglione del suo trolley, ma dovetti ricorrere a tutte le mie forze per riuscire a trascinarlo. Poteva esserci un cadavere fatto a pezzi in quella valigia.

“Furore” di John Steinbeck – il personaggio di Ma’ Joad

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di Aurelia Mutti

Ho letto “FURORE” per caso. Volevo leggere un classico e la mia scelta è caduta su quel libro.

Sono stata colpita da quanto le vicende narrate siano attuali e da come si possano fare paralleli con la situazione attuale, italiana ma non solo.

Il libro è stato scritto 80 anni fa e racconta l’esodo di migliaia di contadini, scacciati dalle terre che coltivavano dato che i proprietari avevano deciso che le coltivazioni estensive avrebbero reso di più soprattutto se la coltivazione avveniva effettuata con trattori e macchine piuttosto che con l’opera dell’uomo, troppo lento e che non si adattava ai desideri dei proprietari. I contadini, indebitati con le banche a causa di qualche raccolto andato male, non avevano la forza economica per ribellarsi e dovettero abbandonare le loro case per cercare un futuro nei territori dell’Ovest.

La famiglia Joad è la protagonista e tra i personaggi mi è sembrato molto significativo quello della madre, chiamata semplicemente MA’ (di lei non si sa il nome).

Mà Joad è una donna determinata, ma anche affettuosa. Nel racconto emerge come il centro di forza della famiglia mentre Pa’ Joad perde gradualmente la qualità di capofamiglia anche come capacità di fornire alla famiglia stessa cibo e casa.

Noncurante di tutte le tristi circostanze, Ma’ Joad le affronta in maniera inflessibile. Ogni volta mostra una stupefacente capacità di tenere insieme se stessa – e la famiglia – di fronte ai turbolenti avvenimenti. Dimostrerà questa dote durante l’attraversamento del deserto della California. Qui, Ma’ soffre da sola la morte della nonna, nessun altro lo sa. Così la famiglia può portare a termine questo difficile viaggio. Alla fine dell’episodio, la calma esteriore della Ma’ si incrina leggermente: avverte Tom di non toccarla dicendo che può mantenere la calma solo finché lui manterrà la distanza.

Questa sua capacità di agire con fermezza e per il bene della famiglia consente a Ma’ di portare avanti i Joad quando Pa’ inizia a esitare.

Sebbene tenga dentro di sé la sua tristezza, non è una sostenitrice della solitudine. Lei prova a essere, nel racconto, il vero motore della famiglia e della necessità di stare uniti. In effetti le due tendenze non sono in conflitto, ma convivono in una filosofia di sacrificio disinteressato. Ma’ mette in pratica questo, forse, quando porta silenziosamente sua figlia ad allattare un uomo che sta morendo di fame. Con la sua natura indomabile, Ma’ Joad suggerisce che anche le circostanze peggiori possono essere vissute e gestite con grazia e dignità.

Molto importante è l’evoluzione della sua figura all’interno del romanzo. Nelle pagine di apertura, infatti, la madre rimane appartata dietro la porta di casa, osservando passivamente le reazioni del marito che apprende la necessità di abbandonare la propria terra per l’imminente arrivo della trattrice. La donna, però, acquista maggiore spessore e forza nel progressivo degenerarsi della situazione. Mentre l’uomo si identifica con il possesso di una terra da coltivare, e senza essa perde la propria ragione d’essere, la donna, ma soprattutto la madre, sa vivere nelle situazioni più difficili e sa rincuorare gli afflitti.

Aperte le iscrizioni al Crazy Lab, il corso di scrittura comica di Inc

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Si è portati a pensare che fare comicità sia qualcosa riservato a pochi eletti. Con l’utilizzo delle tecniche giuste, invece, scrivere racconti umoristici è alla portata di tutti.

Per questo la struttura del Crazy Lab di Inc è stata pensata per rendere possibile la creazione di testi comici per tutti i partecipanti al corso.  Il laboratorio sarà tenuto da Tiziana Bianco e Sergio Ragno, partirà a marzo e si svilupperà in dieci incontri con cadenza settimanale, in cui:

  • verrà introdotta la letteratura umoristica, analizzando testi del passato, fino a giungere alle riflessioni di Pirandello e Freud sul tema;
  • saranno messi a confronto i diversi tipi di comicità: satira, parodia, sarcasmo, caricatura, paradosso, ironia…;     
  • saranno spiegati gli strumenti e i meccanismi per creare la struttura narrativa comica, le differenze che la distinguono dalla comicità in teatro e in televisione, citando anche le tecniche e i metodi di Gene Perret e John Vorhaus;
  • verranno letti e consigliati alcuni autori che hanno scritto testi comici, come Umberto Eco, Italo Calvino, Stefano Benni, Norman Mailer, David Foster Wallace, Nora Ephron, Margaret Atwood…;
  • verrà chiesto a ciascun iscritto al corso di lavorare su un progetto unico, con la stesura di un racconto che dovrà evolversi tenendo conto dello sviluppo delle trame dei racconti degli altri partecipanti. Le storie dovranno essere tutte ambientate nell’immaginaria cittadina di Laughchester, alla vigilia della tradizionale gara della Cheeserolling, e ognuno dovrà raccontare le vicende di un personaggio che gli verrà assegnato.

Il Crazy Lab di Inc è un progetto sperimentale e ambizioso, che comprenderà anche la realizzazione di un book trailer e una presentazione fuori dagli schemi dell’antologia realizzata.

Per maggiori informazioni e iscrizioni scrivete a: inc.abbiategrasso@gmail.com

In attesa dell’inizio del laboratorio vi consigliamo una lettura a tema: “Intrigo scolastico” di Tom Perrotta.

Buona lettura e a presto!