“DIVORARE IL CIELO” di Paolo Giordano

di Valeria Pedretti

divorare il cielo

Paolo Giordano nasce a Torino nel 1982. Diplomatosi con il massimo dei voti al Liceo Scientifico Gino Segrè, si iscrive alla facoltà di Fisica, dove si laurea nel 2006 con una tesi premiata fra le migliori.

La notorietà nell’ambito letterario arriva nel 2008 con La Solitudine dei Numeri Primi’ (di cui è stata realizzata la trasposizione cinematografica nel 2010 per la regia di Saverio Costanzo), grazie al quale si aggiudica il Premio Strega. Ad oggi Giordano è il più giovane scrittore ad aver ricevuto un riconoscimento di tale importanza.

È autore di altri tre romanzi, ‘Il Corpo Umano’ (2012), ‘Il Nero e l’Argento’ (2014) e ‘Divorare il Cielo’ (2018).

Divorare Il Cielo-

Per Teresa Gasparro la Puglia è una terra che esiste solo ad agosto. È qui che trascorre tutte le estati, a Speziale, a casa della nonna paterna. Ma non è facile passare il tempo quando si è soli. Una notte, al buio della sua camera, Teresa sente dei rumori provenire dal giardino, schizzi, voci sommesse, qualche risata. Si affaccia alla finestra. Giù, nella piscina di casa, tre ragazzi fanno il bagno nudi. I ragazzi della Masseria, quelli che, come dice sua nonna ‘fanno parte di una specie di eresia’. E così la vita di Teresa si lega indissolubilmente alla loro, a quella di Nicola, Tommaso e Bern. Ed è nello sguardo di Bern, nei suoi occhi scuri un po’ ravvicinati, che Teresa conosce la verità.

Dopo l’incontro con Bern, Teresa sente Torino appartenerle sempre meno. Abbandona l’università e fa ritorno a Speziale. Prima per un paio di giorni. Poi per sempre. E qui, fra passioni e rancori, fra verità spiazzanti e oscuri segreti, fra un Nord distaccato e un Sud spirituale, la vita di Teresa cambia. Il prezzo da pagare è alto, ma c’è Bern, la sua certezza e al contempo incertezza più grande. Perché Bern ha una strana tendenza. Quella di divorare il cielo.

Opinione personale-

Divorare il Cielo è un libro potente. È questo che contraddistingue Paolo Giordano. Al centro delle vicende vi è ancora una volta l’adolescenza, intrigante, oscura, passionale, come mai è stata raccontata. La voce narrante è quella di una ragazza, Teresa, che da adolescente vediamo trasformarsi dolorosamente in una donna. Teresa ci accompagna attraverso una Puglia arsa dal sole, eppure macchiata da pericolose zone d’ombra e di volta in volta restringe l’obiettivo sui tanti personaggi che intervengono nella storia, a partire da se stessa.

Lo stile di Giordano è brutalmente schietto. A mio parere si inserisce nel solco di Niccolò Ammaniti e Margaret Mazzantini, ma con una punta in più di morbidezza. È una vicenda forte, raccontata senza veli e senza pudore, così come è la gioventù.

Mi è piaciuto, ma onestamente perde, se messo a confronto con ‘La Solitudine dei Numeri Primi’. Talvolta alcune parti vengono narrate frettolosamente, altre mi sono risultate un po’ confuse; come se le cose da dire fossero troppe e Giordano abbia avuto difficoltà ad equilibrarle in un tutt’uno armonico.

Ma come tutti i libri di Giordano, Ammaniti e Mazzantini, merita di essere letto. Ne vale la pena. Davvero.

Buona lettura.

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