BRANCHIE di Niccolò Ammaniti

di Valeria Pedretti

branchie-ammaniti

La genesi di Branchie (1994) è una storia curiosa. Ammaniti era uno anziano studente di Scienze Biologiche quando lo scrisse. Come lui stesso ha dichiarato in un’intervista “Branchie è nato da una tesi di biologia, come un tumore maligno”. Proprio così. Durante la stesura della tanto agognata tesi di laurea, Ammaniti concepì una storia di pesci e musicisti, di chirurghi macellai e posti esotici. Non si laureò mai. Ma in compenso divenne quello che è oggi: uno scrittore di grande talento e meritato successo. E Branchie simboleggia l’inizio della sua ascesa nel panorama letterario italiano.

Branchie

Marco Donati ha la passione per i pesci. Vive a Roma, dove gestisce un acquario oltre alla madre ossessiva e alla fidanzata, Maria. Sarebbe un ragazzo felice, ma è malato terminale. Ha un cancro ai polmoni e ha deciso di non sottoporsi alle cure mediche. Solo sua madre lo sa e tenta in ogni modo di fargli cambiare idea. Ma Marco è testardo. Sempre più spesso passa le serate nel suo acquario, insieme ai pesci e a una bottiglia di vodka. Quando non ha più scuse, però, è costretto ad accontentare Maria e a trascorrere ore infinite ai festoni che lei adora. Questa è la sua vita. E Marco attende paziente e un po’ malinconico il suo momento.

Ma è una lettera a invertire il corso degli eventi, una lettera di Nuova Delhi, India. Inizialmente titubante, alla fine Marco accetta. Perché non farsi una bella vacanza? Tanto … E così, messa a tacere la madre, parte. L’India è una voragine che lo inghiotte una (s)fortuna che lo perseguita. Letteralmente. Fin da quando sale in aereo. È una terra meravigliosa quanto detestabile, ha il potere di portarlo fino al cielo e subito dopo negli antri più sordidi, maleodoranti e … musicali. Ma Marco non si perde d’animo. Affronta le sue sfide. Lotta per il domani, aggrappandosi proprio a quella vita che ha deciso di rifiutare. Ed è qui che inizia davvero la Storia; in questi spazi colorati e ricchi di profumi, fra donne bellissime, ma malvagie, un nuovo amore, amici sinceri e chirurghi macellai. Il tutto, come dice Ammaniti, frullato in un “tramezzino ripieno di baccalà, broccoli, maionese e cipolle al curry”.

Commento-

Branchie è un libro che, nella sua immaturità, spiazza. Si ha l’impressione che per ogni avventura che Marco vive non sia previsto un seguito. Di conseguenza la descrizione dei fatti risulta puntuale, a mio parere poco approfondita, ma essenziale. È impossibile prevedere come si svolgeranno le vicende, poiché tutto risulta al limite del verosimile. Leggendo si capisce subito come si evolverà il modus scribendi di Ammaniti, qui ancora acerbo; uno stile nervoso dal ritmo frammentato e incalzante, che colpisce. Autentico, diretto, irriverente.

Pur non essendo il mio genere, l’ho apprezzato. È leggero, divertente, tragi-comico. Lo sviluppo delle vicende mi ha ricordato ‘Il mondo secondo Garp’ di John Irving, libro che ho amato. Ve lo consiglio. Se sarà il vostro primo romanzo di Ammaniti che leggerete, poi non potrete che proseguire con gli altri.

Buona lettura!

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